FIRENZE
Ma di tempo c’è né in questa città
Fottuta di malinconia e di lei
Per questo canto una canzone triste, triste, triste,
Triste, triste, triste,
Triste, triste, triste,
Triste come me…
E non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di lei,
Ancora un pò…
… di lei…
…Ricordo i suoi occhi…strano tipo di donna che era…
Ivan Graziani “Firenze (Canzone Triste)”
Scesi a Santa Maria Novella e iniziai la ricerca di una pensione, qualcosa di comodo, vicina al centro, ma che non mi costò troppo. Trovai una camera in via della scala, era carina, al secondo piano, giusto quello che mi serviva, era sopra un ristorante in cui andai a mangiare quasi sempre. Al ristorante si fermavano spesso musicisti di strada a suonare, e io me li godevo affacciato al balcone a fumare le mie Golden Virginia.Mi ricordo che appena arrivai tirai fuori gli appunti, per vedere quali opere dovevo visitare, mi feci uno schema, un percorso da rispettare…poi pensai che tanto non l’avrei rispettato, così lo buttai. San Lorenzo, La Biblioteca Laurenziana, L’ospedale degli innocenti, Santa Annunziata e naturalmente Santa Maria del Fiore con relativa visita alla cupola…mi segnai solo gli edifici di cui dovevo parlare all’esame e buttai il resto, anche la cartina...avrei chiesto indicazioni ai passanti…così almeno parlavo con qualcuno. Di Firenze ho un ricordo nitido, il suo sole, i monumenti, ricordo come foto la porta del battistero, la visita a Palazzo Pitti, e un quadro che vidi li, non ricordo di chi…Von qualcosa…raffigurava un monaco con una croce, della croce non sono sicuro, e un teschio in basso a sinistra…mi rimase impresso, tanto che la notte mi sognavo sto monaco col volto scuro e il teschio…il teschio era orribile…di Firenze ricordo anche una paninoteca buonissima e il kebab (si scrive così?), mangiai il kebab per due volte di seguito…a pranzo e a cena, mi piacque così tanto che lo ripresi di sera…non lo avevo mai assaggiato prima…era veramente buono!
I madonnari sono un’altra cosa che adoro, a Firenze ne beccai diversi, restavo a guardarli per delle mezzore…girando per quella città fantastica, attraversando ponte vecchio, sedendomi sui gradini di Santa Croce mi sentivo un po’ fricchettone, però anche un’intellettuale (cosa da cui sono sempre stato lontano essere, anche se Mariani, il mio prof. Di Storia dell’architettura, diceva che l’architetto è un’intellettuale, anzi, deve essere un’intellettuale, io ho sempre preferito pensare all’architetto come un tecnico, intellettuale sarà lo storico, ma il progettista è meglio che prima sia un tecnico).
Giravo per la città e mi canticchiavo in mente quella bellissima canzone di Graziani, che non ho mai saputo se si chiama “Firenze” o “Canzone triste”, o tutti e due. È il prezzo che deve pagare chi scarica le canzoni, infatti spesso si trovano con più titoli…A Firenze ho un amico, ci sentiamo ancora via mail, è con lui che parlai in quei giorni, Luca.
Era in classe con me alle superiori. Luca dopo la maturità andò a fare scenotecnica all’accademia delle belle arti, fece tre esami in tutto… credo che andò a studiare fuori più per sfuggire ai suoi che per l’interesse reale che nutriva verso ciò che aveva scelto di studiare. Padre presidente della Regione Emilia-Romagna, madre notaio, era un sicuro candidato all’aristocrazia Parmigiana, un avvocato dalla carriera sfavillante…invece…Erano di Luca tutte le idee, partiva sempre tutto da lui, aveva stoffa, era il genio indiscusso dell’onoratissimo liceo Quasimodo, magro, piccolino, occhiali tondi e spessi, acne ovunque, capelli neri e di riccioli fittissimi…uno sfigatone insomma.
Era come Woody Allen per noi, comico e sfigato, ma pungente e puntuale, sarcastico, ironico…e poi era un grande a fare le imitazioni.
Fu lui a scrivere la lettera anonima che fece scoppiare in lacrime la prof di greco (ne senso dalle offese non dalla commozione, non potevamo vederla, era il nostro bersaglio preferito), quando il preside venne a saperlo minacciò di sospendere tutte e 3 le classi della prof. Non fece nulla, sapevamo solo io e Luca chi era stato, e in mancanza di prove non potè fare nulla. Fu sempre lui che una notte (con me, ma l’idea fu partorita da quella sua mente perversa!) rubò dei cartelli da un cantiere stradale vicino la scuola, li sistemò in modo che le auto non potessero entrare nel viale principale, costringendole a un giro immenso…questo provocò un ingorgo che blocco tutto il quartiere delle scuole, con alunni e professori che arrivarono in ritardo…gli unici puntuali erano quelli che venivano in autobus, a piedi o in bici…tutto per saltare una versione!
Aveva dei voti altissimi, sempre il massimo, io lo invidiavo un sacco per questo motivo, non ho mai capito come facesse. Stava tutto il giorno a leggere fumetti, a guardare dei cartoni in tv o giocare alla play e nei momenti morti si ammazzava di seghe…fu con lui che vidi per la prima volta un film porno in prima superiore…
In quei giorni si prese un permesso dal lavoro (lavorava in un ristorante di sera e poi faceva vignette per tre giornali della città), e mi portò un po’ in giro, soprattutto dopo cena…ci sbronzammo un paio di volte al Dublin…bel pub! Mi raccontò dei suoi che non lo volevano più a casa, e che, quindi, aveva ottenuto quello che voleva…dei suoi coinquilini malvagi che non sopportava, della fine del mese, dell’università che aveva mollato, della sua vita che era uno schifo, di una ragazza che gli aveva fatto perdere la testa, ma non gliela aveva fatta nemmeno annusare, testuali parole! Alla fine mi faceva pena e riusciva sempre a farsi offrire da bere…
Quei giorni a Firenze mi servirono per riflettere, anche Luca mi aiutò…. Decisi che avrei cercato un lavoro in uno studio d’architettura…infondo mancava l’ultimo esame alla laurea…poi? Poi dovevo cominciare a lavorare. Avevo venticinque anni, non avevo combinato nulla nella mia vita, nulla di importante, certo, mi stavo per laureare, in tempo e con bei voti, ma era una cosa meccanica, era quello che tutti si aspettavano, era quello che io mi ero convinto dovesse essere. Forse mi facevo ste pare perché era stato facile arrivare infondo…non so, ma avevo la sensazione di stare facendo le cose solo perché accadevano, di non essere padrone della mia vita, di vivere una vita che qualcuno mi aveva scelto…e poi in venticinque anni non avevo mai amato una donna…ero stato con diverse donne, ma mai amate…a parte Ale…perché lei l’amai, quando la vidi in quel locale… la presi per mano, la sfiorai, sentii il suono della sua voce, il profumo della sua pelle, la guardai negli occhi…Si! lei l’amai dal primo momento…ero un pazzo furioso, era passato un anno e ancora la pensavo…per un bacio non dato, un fiore non colto…
Luca mi aiutò, gli parlai, gli dissi tutto quello che sentivo…il fatto di vivere per inerzia…di sopravvivere…
- Caro, carissimo, costosissimo Nicola…
Mi disse…
- Mi dici che vuoi un lavoro, che vuoi vivere…però ti contraddici…come fai a vivere la vita se ti trovi un lavoro in uno studio? Se devi alzarti tutti i giorni alle sette, andare in studio davanti un pc a disegnare cose che non hai progettato tu, a compilare richieste di varianti, di pratiche, moduli, fare computimetrici…questa è vita?
- Si…ma io…ecco…cercavo un part-time nell’attesa di inserirmi meglio…
- Ma ti senti come parli? Part-time? Inserirmi meglio?
- Ma se tu lavi i piatti?
- Ma io non voglio vivere, se volessi andrei a fare il Clochard per le vie di Parigi, disegnerei cristi sui marciapiedi…è troppo difficile vivere e io sono pigro, sono troppo svogliato e nichilista per accorgermi della bellezza che abbiamo intorno e di quanto valga la pena vivere….quindi, lavo due piatti e faccio due schizzi e galleggio…sopravvivo con le narici appena fuori dalla merda. Sono un fallito, e chi scommetterebbe su un fallito? Io No.
Mi toccò pagargli da bere ancora…poi continuò…
- Vuoi vivere? Molla tutto e parti…come il personaggio di un romanzo…parti all’avventura, in modo romantico…la Sereni, che aveva una cotta per te di cui non ti sei mai accorto, diceva che eri romantico…le piacevi per questo…ti definì l’ultimo dei romantici, parlava di te a me, quando io le sbavavo dietro…non deluderla…parti…”ultimo dei romantici”…e poi fa figo essere ultimo di qualcosa…come l’ultimo dei moicani.
- Perché non parti tu? Ti lamenti sempre…
- Io? No…ho un appuntamento dall’otorino giovedì…
- Rimandalo…
- Non ho valige…come fai un viaggio senza valige? È come un depresso senza nutella! Comunque, se vuoi lavorare chiama l’architetto Pedrini, ha lo studio vicino la facoltà di lettere a Santa Croce a Parma, è bravo, lavora molto, anche all’estero…ti do il numero, gli dici che ti mando io…è un caro amico dei miei, mi ha cresimato…ti terrà in considerazione.
Luca mi aveva fatto pensare…lui si lamentava sempre, anche se lo faceva in modo autoironico… ma forse viveva molto più di me…era fuori di casa, da solo, io avevo sempre mio padre…almeno per due chiacchiere, per un appoggio, un conforto, avevo gli amici…lui si è trapiantato in una città nuova a vent’anni, si è messo in gioco, ha ricominciato da zero, non è semplice…parlo per esperienze vissute! Alla fine fa quello che vuole della sua vita…voleva fare il vignettista e il fumettista….e lo fa…
Nell’ultima mail due mesi fa mi ha raccontato che a quasi trentanni si è iscritto alla scuola per fumetti a Firenze…mi verrà a trovare quest’estate!